Cosa regalare a un nonno di 80 anni (senza ricadere sulla solita sciarpa)

C'è una frase che ogni famiglia italiana conosce: «non mi serve niente». La dicono tutti i nonni, e quasi sempre è vera. A ottant'anni una casa è piena di oggetti, e l'ennesimo maglione finisce in un cassetto insieme agli altri.

Il punto è che a quell'età non manca roba. Manca qualcos'altro.

Perché gli ottant'anni sono diversi

Un compleanno tondo è una di quelle occasioni in cui tutta la famiglia si muove insieme: figli, nipoti, a volte fratelli e cugini. È l'unico momento dell'anno in cui si può fare un regalo importante senza che sembri esagerato — e in cui ci si può mettere in più.

Ed è anche l'età in cui, se ci pensi, ti accorgi di sapere sorprendentemente poco della sua vita. Sai dove è nato, che lavoro faceva, forse il nome del suo migliore amico da ragazzo. Il resto no.

Nove idee, dalla più banale alla più difficile da dimenticare

  1. Una cena con tutti. Semplice, funziona sempre, non resta niente il giorno dopo.
  2. Un album di fotografie stampate. Le foto sono tutte nei telefoni: stamparle è già un regalo. Costa poco e commuove.
  3. Una poltrona buona. Poco romantico, ma se passa lì quattro ore al giorno è il regalo più usato dell'anno.
  4. Un orologio inciso. Classico. Se non ne ha già tre.
  5. Un viaggio nel paese dove è nato. Bellissimo se è ancora in forze, complicato se non lo è.
  6. Un ritratto fotografico professionale. Un'ora di posa, e alla famiglia resta l'ultima bella foto di lui.
  7. Il suo vino o il suo dolce dell'anno di nascita. Un pensiero, non un regalo.
  8. Un corso o un abbonamento a qualcosa che gli piace: il teatro, la bocciofila, il giornale.
  9. Le sue memorie, raccolte davvero. Non un quaderno da riempire da solo — quelli finiscono in un cassetto — ma qualcuno che gliele chieda, una domanda alla volta, e che alla fine ne faccia un libro.

Perché l'ultima funziona più delle altre

Le prime otto sono regali che ricevi. L'ultima è un regalo che fa qualcosa: gli dà un motivo per raccontare, e a voi il tempo di ascoltare prima che sia tardi.

La difficoltà, di solito, non è la volontà. È che nessuno sa da dove cominciare, e la domenica a pranzo non è il momento. Un quaderno bianco da compilare peggiora le cose: davanti a cento pagine vuote non parte nessuno.

Quello che funziona è una domanda alla volta, arrivata da fuori, con tutto il tempo per rispondere. E domande vere: non «racconta la tua infanzia», ma «che odore aveva la casa dove sei cresciuto?».


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